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luglio 2019

contro violenza donne | Sonia Brescacin
Sociale

Più fondi, “codice rosa” e rete potenziata per aiutare le donne vittime di violenza

In quel che ho scritto un mese fa in questo blog ho elencato una serie di numeri drammatici sul fenomeno: “nel corso del 2018 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza del Veneto sono state quasi 8.500 e hanno ricevuto informazioni, fatto una segnalazione o ricevuto un consiglio. Di queste, 2.373 (280 in più rispetto al 2017) sono state prese in carico con percorsi di affiancamento, assistenza e protezione”.

Riscrivo questi numeri angosciosi perché dobbiamo essere consapevoli, soprattutto nell’ambito preventivo, che è necessario uno sforzo di tutti per un cambiamento culturale che passa attraverso le azioni di tante associazioni e soprattutto delle scuole. In queste ultime, il bullismo è un primo campanello d’allarme.

Oltre ai centri antiviolenza e delle case rifugio di cui ho parlato nel precedente articolo il nostro sistema sanitario mette a disposizione delle donne una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali, anche attraverso strutture facenti capo al settore materno-infantile, come ad esempio il consultorio familiare, al fine di assicurare un modello integrato di intervento.

Uno dei luoghi in cui più frequentemente è possibile intercettare la vittima è il Pronto Soccorso. Nello specifico, presso alcuni Pronto Soccorso in Italia si sta sperimentando un percorso speciale per chi subisce violenza, contrassegnato da un “codice rosa”: è qui che le vittime di violenza, a volte inconsapevoli della loro condizione, si rivolgono per un primo intervento sanitario. Per supportare al meglio le vittime di violenza, anche a Treviso è attivo il Codice Rosa in Pronto Soccorso e un protocollo specifico che si attiva nei Consultori Familiari.

La finalità è quella di garantire alla donna in uno spazio protetto e riservato per fornire subito un percorso socio-assistenziale adeguato. Per “codice rosa” s’intende un protocollo dedicato che garantisce una valutazione tempestiva, la presa in carico immediata della donna e degli eventuali figli e l’individuazione delle risposte più appropriate dal punto di vista fisico e psicologico.

È da sottolineare il lavoro prezioso della rete degli assistenti sociali presenti in ogni comune che spesso sono i primi a intercettare le situazioni di disagio sul tema della violenza domestica.

Con una variazione di bilancio, la Giunta Regionale del Veneto ha aumentato i finanziamenti per i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio, al fine di sostenerli nell’importante attività di accompagnamento delle donne prese in carico in un percorso di recupero della serenità e di una vita autonoma e normale.

La Regione Veneto ha messo a disposizione quest’anno 600.000 € (100 mila in più rispetto allo scorso anno) del proprio bilancio in favore dei 22 centri antiviolenza e delle 22 case rifugio presenti nel territorio veneto.

Quindi attenzione economica, ma soprattutto un costante sviluppo delle reti di ascolto e accoglienza e un altrettanto impegno a incrementare le azioni di che azioni che svolgono le associazioni e le scuole in questo ambito.

Elenco centri antiviolenza

Elenco case rifugio

(elenchi aggiornati al 2 luglio 2019)

 

donazioni sanità | Sonia Brescacin
Sanità, Sociale

Approvata la legge regionale per incentivare e agevolare le donazioni dei cittadini nel settore sanitario

Nasce considerando il patrimonio di sensibilità dei Veneti

Una persona su 10 in Veneto fa volontariato attivo partecipando a quella moltitudine di associazioni che rendono splendidamente vitale la nostra Regione. La generosità e la sensibilità dei Veneti si esprimono anche mediante le tante attività che generano risorse per la comunità, come le raccolte fondi collettive avviate da associazioni e comitati e le donazioni di persone e aziende: mezzi destinati ad acquisire macchinari e fornire servizi agli ospedali e alle tante attività che si prendono cura delle persone. C’è di che essere orgogliosi.

Sono molte le iniziative in questo senso: mammografi di ultima generazione, macchinari sofisticati di diagnostica… Un’attenzione forte, in questo senso, alle nuove tecnologie o alla diffusione di servizi che alleviano le difficoltà delle famiglie come i trasporti l’assistenza. Strumenti e servizi essenziali – a volte semplici, a volte più complessi – che hanno davvero permesso di salvare la vita a tantissime persone e ad altre di aumentarne la qualità.

 

Una legge Regionale per rendere agevole la generosità

Per far sì che anche dal gesto più piccolo si possa raggiungere un grande obiettivo, per potenziare ancora di più la solidarietà nel settore dell’assistenza sanitaria, ad esempio, è fondamentale rendere esplicito ai cittadini privati e alle associazioni quali siano le necessità e i bisogni più urgenti, aiutandoli a scegliere con maggior conoscenza e consapevolezza. Ecco il perché di un progetto di legge che promuove le donazioni – di cui sono la prima firmataria – che martedì 9 luglio è stato approvato dall’aula di Palazzo Ferro-Fini e dal titolo «Interventi regionali in materia di donazioni in Sanità».

«Non passa giorno in cui sulle pagine dei giornali non leggiamo delle donazioni di privati cittadini, associazioni o comitati a ospedali e case di cura. Con questa proposta di legge abbiamo voluto creare un ponte tra il cittadino e le Ulss, le aziende ospedaliere e tutte le altre strutture del settore, dalle aziende ospedaliere universitarie integrate all’Istituto Oncologico Veneto. In base a questa legge, le strutture potranno preparare, insieme ai rispettivi primari, una lista di esigenze in grado di fornire uno spunto ai cittadini per le loro donazioni».

 

Un lista per aiutare a indirizzare il proprio desiderio di donare

I direttori delle Ulss e i primari conoscono meglio di tutti la programmazione regionale e sanno ciò che può migliorare il servizio sanitario, rendere più accogliente un reparto o, ancora, agevolare il lavoro dei sanitari. Chi vorrà fare una donazione potrà così fare riferimento a queste liste, concentrandosi sui beni che sono utili e che migliorano l’assistenza al paziente e la loro qualità di vita.

Vi sono numerosi esempi in tutta la nostra Regione: nella sola provincia di Treviso c’è la “Corri in Rosa” di San Vendemiano, corsa non competitiva per sole donne organizzata da Treviso Marathon e dall’Associazione Renzo e Pia Fiorot, che quest’anno ha donato un mammografo 3D all’ospedale di Conegliano. Pensiamo anche alla LILT di Treviso, che organizza ogni anno la corsa tutta al femminile “Treviso in Rosa” che, tra i diversi obbiettivi raggiunti, può vantare anche quello dell’acquisto di un pullmino per il trasporto dei pazienti oncologici. Sono solo due fra i tanti eventi che promuovono corretti stili di vita: momenti di aggregazione che diventano occasioni importanti per condividere, fare informazione/formazione e prevenzione su temi della salute. E nel contempo raccolgono fondi a favore dei cittadini.

 

Con la nuova legge la Regione valorizza l’impegno della raccolte di fondi per l’acquisto di beni da donare agli Ospedali e garantisce la trasparenza delle procedure

Con questa legge, la Regione può incoraggiare le raccolte fondi finalizzate all’acquisto di attrezzature da donare agli ospedali, prevedendo di stanziare una quota del costo dei macchinari. In questo modo, con un piccolo aiuto finanziario della Regione, il desiderio delle persone di fare del bene può trovare la soddisfazione di raggiungere l’obiettivo di aggiungere una dotazione necessaria alle strutture ospedaliere.

È una legge che persegue la massima trasparenza, perché l’ente che riceve la donazione avrà l’obbligo di rendicontare ogni più piccolo centesimo ricevuto, apponendo all’impianto o alla strumentazione ricevuta un “bollino di garanzia”. Lo stesso vale per i servizi. Questo potrà dare al cittadino uno motivazione in più per esprimere la propria generosità, eliminando a monte il timore di cadere vittima di raccolte improvvisate non chiare nelle finalità, se non di proprie e vere truffe.